Noi-Io-Tu-Love-Revolution…..

Revolution/Love di Kendell Geers (Castello di Ama)

Revolution/Love di Kendell Geers (Castello di Ama)

Tra 16 giorni saremo nel 2015, tra 43 giorni compirò 31 anni, e sono in piena rivoluzione da 451 giorni, in cui ogni mattina mi sono svegliata sempre diversa, sempre più spettinata, sempre più altalenante, facendo e disfacendo me stessa giorno dopo giorno… A 451 giorni dall’inizio dell’opera mi sento di dire che sono un vero disastro ma sono assolutamente soddisfatta del risultato! Ci sono periodi della vita che meritano un GRAZIE perchè ci mettono davanti a noi stessi e ci costringono a guardarci negli occhi, a guardarci nell’anima… Dopo 451 giorni ho di nuovo una connessione internet decente e una tana in cui rinchiudermi a scrivere… quindi ierisera ho spolverato le macchine fotografiche e stasera sono qui a comunicare che il taglio del blog è DECISAMENTE cambiato. C’è troppo di tutto per scrivere solo di foto, ma di certo non mancheranno anche quelle. Ci sono i libri che ho letto, le mostre che ho visto, i viaggi che ho fatto, i piatti che ho cucinato (ebbene sì, ho un piano cottura e lo uso anche!!!!) e sono tutti importanti per me.

E c’è qualche soddisfazione che presto arriverà e che mi ha riempito il cuore…

A.

Frida, oltre ai baffi c’è di più!

Tutto è partito da un libro…. “Frida Kahlo. La donna e l’artista selvaggia, visionaria e seducente” di Rauda Jamis (edizioni Tea), un saggio di un paio di centinaia di pagine acquistato a 10 euro in libreria, una domenica pomeriggio in cui avevo voglia di qualcosa di buono (ma i cioccolatini non  soddisfavano la mia fame). Mi sono ranicchiata in divano con l’immancabile tisana e sono stata risucchiata nella vita di questo colosso umano, una colomba con ali da deltaplano, una contraddizione ambulante. Ho divorato la sua vita parola dopo parola soffrendo le pene che ha sofferto lei e invidiando al contempo il suo spirito libero, fuori dagli schemi convenzionali… poi, un mesetto fa, il buon Francesco Bonami ha scritto un articolo su Donna Moderna e parlava della mostra in corso alle Scuderie del Quirinale di Roma e non sono potuta non andare.

Normalmente tendo sempre ad informarmi prima, poiché in mostre particolarmente affollate come questa,  odio stare a leggere i tabelloni esplicativi scansando le teste delle persone che si accalcano in ogni dove. Questa volta invece ho seguito per filo e per segno tutto il percorso con tanto di video e foto dell’artista e mi sono volate due ore e mezza di emozioni. Cito Bonami: “Per godersi bene la mostra di Frida Kahlo bisogna pensare a quello che diceva il regista Dino Risi al giovane collega Nanni Moretti: – Spostati che non vedo il film -. Spostati,  Frida,  che non vedo il quadro: occorre guardare i suoi dipinti non solo come autoritratti ma ritratti di una donna universale. Una donna che a tutti insegna tanto: a essere sicuri di sé al di là delle proprie scalogne. A essere vistosamente eleganti senza essere volgari o ridicoli. A guardarsi allo specchio e negli occhi ogni mattina per trovare se stessi senza timidezza. Pronti ad affrontare il mondo lá fuori,  che vorrebbe approfittare dei nostri difetti e debolezze senza aver capito con chi ha a che fare.  Questa grande pittrice ci insegna a tirare fuori la Frida che è dentro di noi”

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Forse troppo spesso ricordata solamente per quella con le sopracciglia a gabbiano e i baffetti, quest’artista messicana incarna al contempo tutte le debolezze e le forze dell’essere umano, ritraendo se stessa in maniera sempre simile ma ogni volta diversa, con quegli occhi attenti che scrutano il mondo anche oggi, a 60 anni esatti dalla sua morte. Consiglio vivamente una visitina alle Scuderie del Quirinale, soprattutto a quanti si sentono un po’ persi, un po’ diversi dagli altri, un po’ spaesati. La vera forza la si trova sempre quando non rimane altra scelta che ripartire da noi stessi, come ha fatto lei.

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Meraviglioso Allevi ♥

La piega di questo blog è diventata più quella di un quaderno di viaggio che di un vero blog di fotografia analogica, ma io sono fatta così, la mia vita è scandita da periodi e le macchine mi accompagnano ancora nelle mie giornate libere (e non smetteranno di farlo)… ma è tutto talmente tanto in evoluzione/rivoluzione che io per prima non sono la stessa che scriveva qui un anno fa. Premesso ciò, voglio semplicemente condividere l’emozione che ho provato questa settimana… polemiche o meno su di lui, io sono andata a teatro senza pregiudizi e ho vissuto quasi due ore coi brividi dentro e fuori… con i sensi attenti e l’anima leggera, mi ha rapito… l’idea che mi sono fatta è semplicemente che le cose diverse sono immancabilmente discusse… pensiamo all’accoglienza ricevuta dagli impressionisti, relegati al salone dei rifiutati parigino e nonostante tutto entrati oltre che nella storia dell’arte, nel cuore della gente? Allevi mi è piaciuto, l’ho amato in quel paio d’ore in cui ha sfiorato i tasti con quelle mani a ragno, con quei tocchi invisibili che correvano tra bianchi e neri…

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Del resto non mi importa, il bello dell’arte (qualsiasi sia la sua forma) è che è soggettiva. Quello che suscita può essere amore, odio o indifferenza, ma ognuno di noi è libero di sentirla come crede e soprattutto di esprimerla come ritiene opportuno.

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La sua musica mi ha mostrato quello che era il suo intento, in modo appunto impressionistico… in Giochi d’acqua le note per me erano gocce,  in Prendimi erano scivolose e liquide, in Come sei veramente erano abbracci e vita. Da provare…..

Napoli e la famiglia Monchetti…

Tre settimane fa ho preso ferie (evento!) e sono fuggita al sole. Niente Caraibi o mete esotiche, ma cibo, sorrisi, colori, arte e storia… sono andata a Napoli. Messe in valigia la Minolta e la Sprocket Rocket, mi sono trovata con due persone meravigliose e siamo partiti. Prima tappa: Pompei!

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Era da tanto che volevo rivisitata e farlo con uno storico e un’artista è stato veramente uno spettacolo… credo che la vita a volte ti faccia fare alcune esperienze mettendoti accanto le persone che servono, i compagni di viaggio ideali…

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…e non c’è nulla di meglio di un viaggio per farti sentire vivo.

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I rullini degli scavi archeologici e di Napoli sono in lab per lo sviluppo…. appena saranno pronti vediamo cosa salterà fuori! :)

Tipe da Cianotipi :)

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Amici, condivido al volo un’esperienza molto bella che ho appena concluso…. Amo fare foto…. amo meno essere fotografata…. ma quest’inverno mi son lasciata convincere a partecipare ad un progetto di un amico, a patto che gli scatti li facessi in compagnia. E così io e la mia amica di avventure (e dissaventure) ci siamo messe in posa davanti al banco ottico (io almeno ho tentato,  ma dalle foto potete vedere le mie smorfie tra uno scatto e l’altro) e via…

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Dopo lo sviluppo ci siamo trovati per le stampe con la tecnica del cianotipo, e le nostre facce sono apparse magicamente sotto l’acqua per poi essere appese ad un filo…

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La cianotipia è veramente un metodo di stampa meraviglioso… dallo stile estremamente retrò…. per questo merita presto un post interamente dedicato. È semplice, diretta e secondo me adattissima a sperimentazioni…. perciò occhi aperti! :)

Milan l’è un gran Milan!

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Quasi irreale, imponente, candido… così come dentro è segreto, mistico, antico… non mi capitava più da tanto quel senso di vertigine e quel groppo in gola nel visitare un luogo o nel vedere un’opera d’arte.

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E dopo incontri con vecchi e nuovi amici, tour in scooter nel traffico cittadino, due mangiate in compagnia e una fila biblica, siamo riusciti a vedere finalmente Andy…

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… e le sue meravigliose Polaroid. E ora sto giá macinando con la testa una roba…

E comunque tra due settimane Firenze! Chi si ferma è perduto.

In viaggio….

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Eccomi qui, in pieno viaggio…. in ogni senso…. con i pomeriggi liberi ritagliati in cui piglio e vado. Oggi scrivo dalla stazione di Bologna, aspettando la coincidenza per Milano, con Glamour e Cosmopolitan a farmi compagnia. Il 2014 è l’inizio di tutto, la boccata d’aria dopo un periodo di apnea… e riparto da me. Ho cambiato casa, cambiato lavoro, cambiato vita, ma in tutta questa baraonda non ho dimenticato le foto, anzi…. ho scattato scattato scattato anche se non ho più pubblicato un tubo… però l’angolo blog, o meglio, il sottoscala blog, nella mia tana non poteva mancare…..

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Così come  non manca più l’arte nella mia vita…. e ora, giusto per riprendere da dove ci eravamo lasciati, via verso la mostra di Andy Warhol :)

La Polaroid di Andy Warhol…..

Andy Warhol li invitava a pranzo, alla Factory. Lasciava che mangiassero e bevessero senza di lui, solo in un secondo momento si univa a loro. Allora, i suoi ospiti, li faceva sedere davanti a un muro, li intervistava, li riprendeva, e infine li fotografava. Li fotografava con la sua macchina Polaroid stando a un palmo dai loro visi. Truccando le donne con cipria bianca come fossero personaggi del teatro Kabuki e facendo posare gli uomini cercando il modo per nascondere un doppio mento o una ruga, decine di attori e sportivi, scrittori e modelle, si sono prestati al suo obiettivo. Le piccole foto istantanee erano gli sketch di Warhol, i suoi disegni preparatori, la base su cui avrebbe poi realizzato le più grandi e famose serigrafie”.

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“Il paradosso sta nel fatto che Andy Warhol ha creato riproduzioni e serie quando ha usato tele e inchiostri (le serigrafie) mentre ha prodotto pezzi unici quando ha usato la macchina fotografica (la Polaroid)”

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Personalmente adoro Andy WArhol, così come adoro buona parte dell’arte contemporanea, non sempre profonda di significato, non sempre nobile di intenti e di tecnica, ma decisamente scenografica, spesso piacevole, e soprattutto viva. Specchio indiscusso dei tempi che cambiano, delle tecnologie in evoluzione che modificano abitudini, stili di vita e capacità umane. Di conseguenza non posso non amare i barattoli di zuppa, i fiori e i volti seriali sulle tele di Andy Warhol, e sapere che buona parte di queste opere nascono da scatti istantanei prodotti dalle molteplici Polaroid che l’artista possedeva mi attrae enormemente verso questa famiglia di macchine fotografiche.

Un paio di mesi fa, ad un mercatino, mi sono accaparrata una bella Polaroid SX70 Sonar per una cifra irrisoria. Mi aveva colpito questa macchina da quando l’avevo vista in rete nella prima istantanea pubblicata sopra . L’ho trovata molto affascinante, con una linea particolarissima, e non immaginavo di certo di trovarla così, casualmente, in mezzo a cornici, libri e ceramichette da bomboniera.  La Polaroid SX70 Sonar è in sostanza una SRL e impiegava pellicole istantanee SX70, oggi non più in produzione ma sostituite dalla versione della Impossible Project. Leggendo le sue caratteristiche su vecchi manuali anni ’70 di fotografia, sorrido sempre nel leggere che una volta chiusa, ripiegata su se stessa, “ha le dimensioni di una scatola di sigarette” oppure “la si può portare comodamente nella tasca di un cappotto”… in realtà, noi che siamo abituati ad avere tutto mini e tascabile, è una “compatta” di discrete dimensioni e con un discreto peso!!!

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Il corpo metallico argentato, rivestito da similpelle nera, protegge al suo interno tutte le parti delicate della macchina che, secondo un sistema di slittamenti, si incastrano tra loro. L’inquadratura del soggetto avviene per mezzo dell’oculare tenendo la macchina leggermente inclinata verso l’alto e tramite un sistema di riflessione su specchi interni. Il sistema di messa a fuoco, in questo modello, avviene per mezzo del sonar e il pulsante di scatto, a funzionamento elettrico, permette una maggiore stabilità evitando così effetti di movimento.

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Non mi dilungherò ulteriormente sulle caratteristiche tecniche della Polaroid SX70, ne troverete fin che vorrete su internet e manuali poiché è uno dei modelli più famosi e ricercati di macchina fotografica istantanea vintage. Io sono felicissima di poter provare un modello similare a quello utilizzato da uno dei miei artisti preferiti

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Concludo con le parole di Andy Warhol, che probabilmente molti amanti della fotografia analogica non possono non condividere:

Io porto la mia macchina fotografica ovunque vada. Avere un nuovo rullino da sviluppare mi dà una buona ragione per svegliarmi la mattina”    Andy Warhol

Link delle citazioni: http://www.vogue.it/people-are-talking-about/da-new-york/2012/11/polaroid-andy-warhol, http://magazine.sevendays-in.com/429/non-solo-polaroid-tutte-le-macchine-fotografiche-di-andy-warhol/.

A.

Due chiacchiere e un Caffenol

Domenica scorsa ho trascorso un paio d’ore tra le migliori che mi siano capitate nell’ultimo periodo, in cui sono riuscita a staccare veramente i neuroni dai soliti casini quotidiani e sono arrivata a casa con quella sensazione compiaciuta che di solito provo quando vedo una mostra o comunque qualcosa che mi ha appagato mentalmente. Ho passato il pomeriggio con  Massi, La Lele e Gian Paolo e ci siamo trovati per sviluppare in casa i nostri rullini. Durante la settimana ho avuto, ahimè, veramente poco tempo, quindi mi son portata all’appuntamento la mia sprocket rocket  con un flash Nissin 18A e un Kodak Tmax 100 bianco e nero e ho scattato le foto durante le prove di avvolgimento della pellicola sulla spirale della tank e nel giardino di Gian Paolo.

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L’unico inconveniente del pomeriggio è stato quello della diversità di rullini, poiché La Lele aveva un rullino di Toycamera e quindi lo sviluppo risultava diverso rispetto a quello del mio Kodak… Per ovviare al problema abbiamo quindi deciso di sviluppare col caffenol!!!

Ecco la ricetta per un buon Caffenol fatto in casa:

  • 1 litro d’acqua
  • 16gr di carbonato di soda
  • 10gr di vitamina C
  • 1-2 gr di bromuro (visto      che non si trova molto facilmente, si può anche fare senza, anche se ne      ignoro completamente gli effetti)
  • 40gr di caffè solubile non      decaffeinato

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Dunque, abbiamo messo in una caraffa graduata l’acqua e abbiamo aggiunto nell’ordine esatto la soda, la vitamina C, il bromuro e il caffè, mescolando dopo ogni ingrediente in modo da creare una soluzione perfetta. Nella tank, in cui erano già state inserite le due pellicole, abbiamo versato abbastanza rapidamente il beverone al caffè e abbiamo agitato per  10 volte, dopodiché l’abbiamo lasciato riposare 35 minuti e ci siam fatti quattro chiacchiere. Al trentacinquesimo minuto abbiamo agitato altre 10 volte e di nuovo abbiamo lasciato agire la soluzione altri 35 minuti, per un totale di 70 minuti. A quel punto abbiamo aperto il tappo della tank e vuotato il caffenol e inserito il bagno d’arresto con acqua e aceto e, infine, siamo passati al fissaggio.

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I risultati, che per ora ho avuto modo di vedere solamente dalla pellicola bagnata stesa ad asciugare, mi son sembrati buoni, con un bel contrasto, soprattutto per le foto scattate con il flash. Inutile dire che non vedo l’ora di poterli avere tra le mani per scansionali! C’è poco da fare, la fotografia analogica è una magia, semplicemente…. Nessuna fotografia digitale potrebbe mai regalarmi le stesse sensazioni, ne son sempre più convinta!!! Inoltre nelle nostre quattro chiacchiere mi si è aperto un mondo di sperimentazione che vorrei veramente riuscire a provare un giorno o l’altro, anche se mi rendo conto che le mie conoscenze sono veramente minime rispetto a quelle necessarie per poter avere padronanza di macchina e tecniche di sviluppo e ottenere così il risultato voluto. Chissà, magari ci riuscirò o magari no, rimane il fatto che ora ho mille curiosità per la testa e la cosa mi piace da impazzire.

A.

Aggiornamento: la ricetta qui utilizzata è quella del caffenol-c-l per gli sviluppi stand, cioè senza agitazione e mi dicono esser praticamente infallibile. Il blog sul quale si è documentato Gianpaolo è caffenol.blogspot.it, e ora buon sviluppo alternativo!!! :-D