Meraviglioso Allevi ♥

La piega di questo blog è diventata più quella di un quaderno di viaggio che di un vero blog di fotografia analogica, ma io sono fatta così, la mia vita è scandita da periodi e le macchine mi accompagnano ancora nelle mie giornate libere (e non smetteranno di farlo)… ma è tutto talmente tanto in evoluzione/rivoluzione che io per prima non sono la stessa che scriveva qui un anno fa. Premesso ciò, voglio semplicemente condividere l’emozione che ho provato questa settimana… polemiche o meno su di lui, io sono andata a teatro senza pregiudizi e ho vissuto quasi due ore coi brividi dentro e fuori… con i sensi attenti e l’anima leggera, mi ha rapito… l’idea che mi sono fatta è semplicemente che le cose diverse sono immancabilmente discusse… pensiamo all’accoglienza ricevuta dagli impressionisti, relegati al salone dei rifiutati parigino e nonostante tutto entrati oltre che nella storia dell’arte, nel cuore della gente? Allevi mi è piaciuto, l’ho amato in quel paio d’ore in cui ha sfiorato i tasti con quelle mani a ragno, con quei tocchi invisibili che correvano tra bianchi e neri…

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Del resto non mi importa, il bello dell’arte (qualsiasi sia la sua forma) è che è soggettiva. Quello che suscita può essere amore, odio o indifferenza, ma ognuno di noi è libero di sentirla come crede e soprattutto di esprimerla come ritiene opportuno.

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La sua musica mi ha mostrato quello che era il suo intento, in modo appunto impressionistico… in Giochi d’acqua le note per me erano gocce,  in Prendimi erano scivolose e liquide, in Come sei veramente erano abbracci e vita. Da provare…..

Napoli e la famiglia Monchetti…

Tre settimane fa ho preso ferie (evento!) e sono fuggita al sole. Niente Caraibi o mete esotiche, ma cibo, sorrisi, colori, arte e storia… sono andata a Napoli. Messe in valigia la Minolta e la Sprocket Rocket, mi sono trovata con due persone meravigliose e siamo partiti. Prima tappa: Pompei!

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Era da tanto che volevo rivisitata e farlo con uno storico e un’artista è stato veramente uno spettacolo… credo che la vita a volte ti faccia fare alcune esperienze mettendoti accanto le persone che servono, i compagni di viaggio ideali…

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…e non c’è nulla di meglio di un viaggio per farti sentire vivo.

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I rullini degli scavi archeologici e di Napoli sono in lab per lo sviluppo…. appena saranno pronti vediamo cosa salterà fuori! :)

Tipe da Cianotipi :)

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Amici, condivido al volo un’esperienza molto bella che ho appena concluso…. Amo fare foto…. amo meno essere fotografata…. ma quest’inverno mi son lasciata convincere a partecipare ad un progetto di un amico, a patto che gli scatti li facessi in compagnia. E così io e la mia amica di avventure (e dissaventure) ci siamo messe in posa davanti al banco ottico (io almeno ho tentato,  ma dalle foto potete vedere le mie smorfie tra uno scatto e l’altro) e via…

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Dopo lo sviluppo ci siamo trovati per le stampe con la tecnica del cianotipo, e le nostre facce sono apparse magicamente sotto l’acqua per poi essere appese ad un filo…

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La cianotipia è veramente un metodo di stampa meraviglioso… dallo stile estremamente retrò…. per questo merita presto un post interamente dedicato. È semplice, diretta e secondo me adattissima a sperimentazioni…. perciò occhi aperti! :)

Milan l’è un gran Milan!

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Quasi irreale, imponente, candido… così come dentro è segreto, mistico, antico… non mi capitava più da tanto quel senso di vertigine e quel groppo in gola nel visitare un luogo o nel vedere un’opera d’arte.

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E dopo incontri con vecchi e nuovi amici, tour in scooter nel traffico cittadino, due mangiate in compagnia e una fila biblica, siamo riusciti a vedere finalmente Andy…

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… e le sue meravigliose Polaroid. E ora sto giá macinando con la testa una roba…

E comunque tra due settimane Firenze! Chi si ferma è perduto.

In viaggio….

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Eccomi qui, in pieno viaggio…. in ogni senso…. con i pomeriggi liberi ritagliati in cui piglio e vado. Oggi scrivo dalla stazione di Bologna, aspettando la coincidenza per Milano, con Glamour e Cosmopolitan a farmi compagnia. Il 2014 è l’inizio di tutto, la boccata d’aria dopo un periodo di apnea… e riparto da me. Ho cambiato casa, cambiato lavoro, cambiato vita, ma in tutta questa baraonda non ho dimenticato le foto, anzi…. ho scattato scattato scattato anche se non ho più pubblicato un tubo… però l’angolo blog, o meglio, il sottoscala blog, nella mia tana non poteva mancare…..

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Così come  non manca più l’arte nella mia vita…. e ora, giusto per riprendere da dove ci eravamo lasciati, via verso la mostra di Andy Warhol :)

La Polaroid di Andy Warhol…..

Andy Warhol li invitava a pranzo, alla Factory. Lasciava che mangiassero e bevessero senza di lui, solo in un secondo momento si univa a loro. Allora, i suoi ospiti, li faceva sedere davanti a un muro, li intervistava, li riprendeva, e infine li fotografava. Li fotografava con la sua macchina Polaroid stando a un palmo dai loro visi. Truccando le donne con cipria bianca come fossero personaggi del teatro Kabuki e facendo posare gli uomini cercando il modo per nascondere un doppio mento o una ruga, decine di attori e sportivi, scrittori e modelle, si sono prestati al suo obiettivo. Le piccole foto istantanee erano gli sketch di Warhol, i suoi disegni preparatori, la base su cui avrebbe poi realizzato le più grandi e famose serigrafie”.

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“Il paradosso sta nel fatto che Andy Warhol ha creato riproduzioni e serie quando ha usato tele e inchiostri (le serigrafie) mentre ha prodotto pezzi unici quando ha usato la macchina fotografica (la Polaroid)”

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Personalmente adoro Andy WArhol, così come adoro buona parte dell’arte contemporanea, non sempre profonda di significato, non sempre nobile di intenti e di tecnica, ma decisamente scenografica, spesso piacevole, e soprattutto viva. Specchio indiscusso dei tempi che cambiano, delle tecnologie in evoluzione che modificano abitudini, stili di vita e capacità umane. Di conseguenza non posso non amare i barattoli di zuppa, i fiori e i volti seriali sulle tele di Andy Warhol, e sapere che buona parte di queste opere nascono da scatti istantanei prodotti dalle molteplici Polaroid che l’artista possedeva mi attrae enormemente verso questa famiglia di macchine fotografiche.

Un paio di mesi fa, ad un mercatino, mi sono accaparrata una bella Polaroid SX70 Sonar per una cifra irrisoria. Mi aveva colpito questa macchina da quando l’avevo vista in rete nella prima istantanea pubblicata sopra . L’ho trovata molto affascinante, con una linea particolarissima, e non immaginavo di certo di trovarla così, casualmente, in mezzo a cornici, libri e ceramichette da bomboniera.  La Polaroid SX70 Sonar è in sostanza una SRL e impiegava pellicole istantanee SX70, oggi non più in produzione ma sostituite dalla versione della Impossible Project. Leggendo le sue caratteristiche su vecchi manuali anni ’70 di fotografia, sorrido sempre nel leggere che una volta chiusa, ripiegata su se stessa, “ha le dimensioni di una scatola di sigarette” oppure “la si può portare comodamente nella tasca di un cappotto”… in realtà, noi che siamo abituati ad avere tutto mini e tascabile, è una “compatta” di discrete dimensioni e con un discreto peso!!!

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Il corpo metallico argentato, rivestito da similpelle nera, protegge al suo interno tutte le parti delicate della macchina che, secondo un sistema di slittamenti, si incastrano tra loro. L’inquadratura del soggetto avviene per mezzo dell’oculare tenendo la macchina leggermente inclinata verso l’alto e tramite un sistema di riflessione su specchi interni. Il sistema di messa a fuoco, in questo modello, avviene per mezzo del sonar e il pulsante di scatto, a funzionamento elettrico, permette una maggiore stabilità evitando così effetti di movimento.

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Non mi dilungherò ulteriormente sulle caratteristiche tecniche della Polaroid SX70, ne troverete fin che vorrete su internet e manuali poiché è uno dei modelli più famosi e ricercati di macchina fotografica istantanea vintage. Io sono felicissima di poter provare un modello similare a quello utilizzato da uno dei miei artisti preferiti

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Concludo con le parole di Andy Warhol, che probabilmente molti amanti della fotografia analogica non possono non condividere:

Io porto la mia macchina fotografica ovunque vada. Avere un nuovo rullino da sviluppare mi dà una buona ragione per svegliarmi la mattina”    Andy Warhol

Link delle citazioni: http://www.vogue.it/people-are-talking-about/da-new-york/2012/11/polaroid-andy-warhol, http://magazine.sevendays-in.com/429/non-solo-polaroid-tutte-le-macchine-fotografiche-di-andy-warhol/.

A.

Due chiacchiere e un Caffenol

Domenica scorsa ho trascorso un paio d’ore tra le migliori che mi siano capitate nell’ultimo periodo, in cui sono riuscita a staccare veramente i neuroni dai soliti casini quotidiani e sono arrivata a casa con quella sensazione compiaciuta che di solito provo quando vedo una mostra o comunque qualcosa che mi ha appagato mentalmente. Ho passato il pomeriggio con  Massi, La Lele e Gian Paolo e ci siamo trovati per sviluppare in casa i nostri rullini. Durante la settimana ho avuto, ahimè, veramente poco tempo, quindi mi son portata all’appuntamento la mia sprocket rocket  con un flash Nissin 18A e un Kodak Tmax 100 bianco e nero e ho scattato le foto durante le prove di avvolgimento della pellicola sulla spirale della tank e nel giardino di Gian Paolo.

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L’unico inconveniente del pomeriggio è stato quello della diversità di rullini, poiché La Lele aveva un rullino di Toycamera e quindi lo sviluppo risultava diverso rispetto a quello del mio Kodak… Per ovviare al problema abbiamo quindi deciso di sviluppare col caffenol!!!

Ecco la ricetta per un buon Caffenol fatto in casa:

  • 1 litro d’acqua
  • 16gr di carbonato di soda
  • 10gr di vitamina C
  • 1-2 gr di bromuro (visto      che non si trova molto facilmente, si può anche fare senza, anche se ne      ignoro completamente gli effetti)
  • 40gr di caffè solubile non      decaffeinato

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Dunque, abbiamo messo in una caraffa graduata l’acqua e abbiamo aggiunto nell’ordine esatto la soda, la vitamina C, il bromuro e il caffè, mescolando dopo ogni ingrediente in modo da creare una soluzione perfetta. Nella tank, in cui erano già state inserite le due pellicole, abbiamo versato abbastanza rapidamente il beverone al caffè e abbiamo agitato per  10 volte, dopodiché l’abbiamo lasciato riposare 35 minuti e ci siam fatti quattro chiacchiere. Al trentacinquesimo minuto abbiamo agitato altre 10 volte e di nuovo abbiamo lasciato agire la soluzione altri 35 minuti, per un totale di 70 minuti. A quel punto abbiamo aperto il tappo della tank e vuotato il caffenol e inserito il bagno d’arresto con acqua e aceto e, infine, siamo passati al fissaggio.

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I risultati, che per ora ho avuto modo di vedere solamente dalla pellicola bagnata stesa ad asciugare, mi son sembrati buoni, con un bel contrasto, soprattutto per le foto scattate con il flash. Inutile dire che non vedo l’ora di poterli avere tra le mani per scansionali! C’è poco da fare, la fotografia analogica è una magia, semplicemente…. Nessuna fotografia digitale potrebbe mai regalarmi le stesse sensazioni, ne son sempre più convinta!!! Inoltre nelle nostre quattro chiacchiere mi si è aperto un mondo di sperimentazione che vorrei veramente riuscire a provare un giorno o l’altro, anche se mi rendo conto che le mie conoscenze sono veramente minime rispetto a quelle necessarie per poter avere padronanza di macchina e tecniche di sviluppo e ottenere così il risultato voluto. Chissà, magari ci riuscirò o magari no, rimane il fatto che ora ho mille curiosità per la testa e la cosa mi piace da impazzire.

A.

Aggiornamento: la ricetta qui utilizzata è quella del caffenol-c-l per gli sviluppi stand, cioè senza agitazione e mi dicono esser praticamente infallibile. Il blog sul quale si è documentato Gianpaolo è caffenol.blogspot.it, e ora buon sviluppo alternativo!!! :-D

…chè la diritta via era smarrita….

Come dice il buon Cremonini “c’è chi non conosce Dante, chi c’ha tutto da imparare, chi è felice quando piange, ecc ecc…”. Io che a volte rido mentre piango e che sicuramente sono ignorante su tante cose, un po’ Dante lo conosco (e ancor di più lo amo!) e direi che la diritta via della fotografia analogica l’ho smarrita in pieno, perdendomi nella selva oscura del lavoro, del trasloco imminente e combattendo contro fiere degne della lonza e della lupa che mi uscivano dallo scarico del lavandino di quella che, per fortuna, rimarrà la mia dimora ancora per poco! Ho imballato di nuovo tutte le mie vecchione una per una, le ho riposte negli scatoloni e le ho mandate in trasferta dai miei. Mi mancano, accipicchia, mi mancano terribilmente, e forse ancor più terribilmente mi manca il mio cavalletto. E’ da un anno e mezzo che non dipingo, e quella sensazione di essere completamente assorta dai colori, in un mondo a parte in cui non senti più la fame, la stanchezza o i rumori intorno, ma tutto è risucchiato da ciò che sta nascendo sotto le tue dita, sotto i colpi voraci del pennello, non l’ho più provata… Ne parlavo poco tempo fa con una persona che non ha mai preso in mano neanche una matita e che mi consigliava di dipingere dopo il lavoro, dopo cena…. L’arte, quando prende possesso di te, non è un’attività che ti riempie mezz’ora di noia la sera prima di crollare a letto stanca morta…. l’arte è una magia che ti cattura e che si divora giornate intere in cui ogni distrazione diventa fatale, come rompere il filo a uno scrittore durante l’ispirazione. La fotografia analogica pian piano è diventata una compagna più rapida rispetto alla pittura, ma non meno riflessiva e introspettiva, di cui ignoro completamente la tecnica, ma che mi affascina. Non vedo l’ora di portare tutte le mie vecchione, insieme al cavalletto, nella casa nuova e di inaugurare un nuovo periodo di foto, quadri e blog! Tenetevi pronti!!!

Un iPhone e una Sprocket Rocket a Berlino

Premessa: questo post contiene parecchissime foto scattate con l’iPhone e pochissime con la macchina analogica (molte le sto scansionando ora e probabilmente le pubblicherò prossimamente), ma mi andava di sfornarlo così, e me ne scuso in partenza. Se vi va di leggerlo ugualmente ne sarò felice perchè tutto sommato è un post che sento particolarmente.

Io che ho la fissa di Parigi, che ci andrei in ogni straccio di week end libero, anche solo per starmene seduta in uno di quei ristorantini lungo la Senna, zona Notre Dame, a guardare fuori…. quest’anno, nonostante la tentazione, ho rotto la tradizione e negli ultimi 5 giorni iperfreddi di gennaio (sono nata nei giorni della merla) sono andata a festeggiare a Berlino, fregandomene della neve, della pioggia e delle scarpe completamente inadatte che mi sono portata…

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Devo essermene inconsciamente fregata anche della digitale visto che, a parte la mia Sprocket Rocket verde acqua (regalo di compleanno) e l’iPhone, non ho messo in valigia altro mezzo fotografico poichè la compattina che uso nelle gite più impegnative se ne è rimasta sul tavolo abbandonata, e me ne sono ricordata solo in stazione… Comunque, per rimediare almeno ad uno degli inconvenienti, ho comprato in aeroporto due paia di calzettoni da cannonate di neve, e con i piedi nuovamente caldi ho dato il via ad una vacanza che mi ha entusiasmato, mi ha colpito, mi ha fatto riflettere e a volte mi ha anche lasciato quella vena di malinconia che i luoghi dalla storia travagliata spesso lasciano….

East Side GallerySprocket Rocket + Kodak Gold 200

East Side Gallery
Sprocket Rocket + Kodak Gold 200

Ho sentito parlare molte volte di Berlino come della città giovane dove divertirsi, dove ogni cosa cambia velocemente, una città dinamica e in effetti lo è, ma questo suo essere così mutevole e proiettata verso il futuro ho trovato nasconda alcuni aspetti commoventi, soprattutto alla luce delle vicende che sono successe proprio tra i suoi palazzi e le sue strade, a non molti anni di distanza da oggi. Se si nomina Berlino, praticamente a chiunque viene in mente il muro, un cordolo di cemento armato che ha diviso la città per decenni e a causa del quale hanno perso la vita tanti giovani, nella speranza di riuscire ad essere finalmente liberi da un inutile vincolo.

Berliner Mauer - East Side GalleryiPhone

Berliner Mauer – East Side Gallery
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Il muro (o meglio, ciò che ne rimane) è oggi venduto in pezzetti di cemento farlocchi e calamitati da attaccare al frigo, i punti di controllo in cui si passava dalla Berlino est alla Berlino ovest sono meta di turisti che per pochi euro si fanno immortalare con un soldato con le bandiere o si fanno applicare il vecchio timbro sul passaporto.

Berlin - Checkpoint CharlieiPhone

Berlin – Checkpoint Charlie
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I graffiti colorati che animano la East Side Gallery sono poi il vestito da carnevale che sbeffeggia il dramma, quella cortina che è stata innalzata nell’arco di una notte del 1961 e che oggi compare talmente frammentata da essere quasi invisibile, e dove non più presente, è segnata solo da una riga bianca che costeggia i marciapiedi vicino alla Porta di Brandeburgo.

Berliner Mauer - East Side GallerySprocket Rocket + Kodak Gold 200

Berliner Mauer – East Side Gallery
Sprocket Rocket + Kodak Gold 200

Berliner MauerSprocket Rocket + Agfa Vista 200

Berliner Mauer
Sprocket Rocket + Agfa Vista 200

Ma il bello di Berlino è proprio questo, per le sue vie le testimonianze sono ovunque, vive e raccontate in tabelloni esplicativi, in fotografie, nelle croci appese alla rete davanti al parlamento che riportano i nomi e le scritte dedicate a chi, a causa di questo dramma, non c’è più.

Cupola del ReichstagiPhone

Cupola del Reichstag
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Ma si va avanti, e la zona morta della parte est del muro la si legge ormai  solo nei “buchi” urbani, in quegli ampi spiazzi inspiegabilmente vuoti, a erba o cemento, tra i palazzi ipermoderni di vetro specchiato. 

Potsdamer PlatziPhone

Potsdamer Platz
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Berlino è una città ferita, ma che guarda avanti, e lo fa in una maniera assolutamente originale. I suoi musei sono tra i più interattivi d’Europa, in cui il visitatore non osserva solamente, ma impara poichè la visita diventa un’esperienza in ogni senso. Il museo della tecnologia è una delle realtà museali più belle che io abbia mai visto, con i suoi aerei appesi al soffitto e le sue barche su cui salire.

Treno - Deutsches Technikmuseum BerliniPhone

Treno – Deutsches Technikmuseum Berlin
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La sezione dei treni è direttamente dentro la vecchia stazione ferroviaria e si possono vedere locomotive e vagoni in legno e a carbone, sino alle più recenti versioni moderne.

Sezione di fotografia - Deutsches Technikmuseum BerliniPhone

Sezione di fotografia – Deutsches Technikmuseum Berlin
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Ovviamente non potevo di certo saltare la parte dedicata alla fotografia, una manna per chi vive di analogico visto che vi sono vetrine e vetrine di macchine in cui mi son divertita a cercare i modelli che fan parte anche della mia collezione.Dopo una sbavata davanti alle Leica, ho fatto un ritratto di Massi con la camera oscura utilizzata anche da Vermeer per i suoi quadri.

Se si è più interessati invece ai beni storico artistici in questa città c’è addirittura un’isola sul fiume Sprea dedicata ai musei, in cui l’incontro con una delle più belle donne mai esistite, Nefertiti, è stato un’emozione unica. L’incarnato, l’occhio vitreo e lucido e l’espressione fan sì che il busto di questa regina dell’antico Egitto incanti chi le si avvicina. Credo sia tra le opere d’arte più belle che ho avuto la fortuna di vedere fin’ora.

Se dovessi definire le opere di questo complesso museale con un aggettivo le definirei COLOSSALI… nel primo trentennio del Novecento la Germania fu molto attiva in parecchie campagne di scavo in giro per il mondo, e sembra che la moda di quel periodo fosse smontare il ritrovamento archeologico e rimontarlo all’interno dei musei. Ma non stiamo parlando di monete, vasi o sarcofagi, qui, nel centro di Berlino, si possono ammirare la porta di Babilonia, l’altare di Pergamo, la porta del mercato di Mileto e altre articolate strutture architettoniche di dimensioni sbalorditive, portate lì, completamente decontestualizzate e assolutamente affascinanti, davanti le quali sentirsi microscopici e insignificanti….

La mia versione nerd armata di Lomo sull'altare di PergamoiPhone

La mia versione nerd armata di Lomo sull’altare di Pergamo
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Ma io poi a Berlino, in quegli ultimi giorni di gennaio, c’ero andata anche per un altro motivo…. volevo vedere il monumento dell’Olocausto nel giorno della Memoria. Questa parte della vacanza è stata un po’ particolare. Abbiamo organizzato un percorso dedicato, partedo dal Jüdisches Museum, un complesso supercontemporaneo in cui l’edificio stesso è parte integrante della mostra poichè progettato allo scopo di suscitare alcune sensazioni (claustrofobia, perdita dell’orientamento, vertigini…) e ripercorrere metaforicamente ciò che hanno provato gli ebrei nella travagliata storia della loro popolazione.

Scala del Jüdisches MuseumiPhone

Scala del Jüdisches Museum
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Ci siamo poi spostati al Memoriale della Shoah, in cui nel centro di documentazione abbiamo visto le fotografie e ascoltato la storia di alcune delle vittime dell’Olocausto. L’esperienza non è stata certo delle più felici, mi han colpito soprattutto le espressioni e i visi e ne sono uscita con un milione di lacrime che invece di cadermi fuori mi erano cadute dentro, ma sono convinta che non si torni mai da un viaggio uguali a quando si è partiti, e in questo caso mi sento di dire che non sarebbe potuto essere altrimenti.

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Centro di documentazione – Memoriale della Shoah
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Centro di documentazione - Memoriale della Shoah

Centro di documentazione – Memoriale della Shoah

Centro di documentazione - Memoriale della Shoah

Centro di documentazione – Memoriale della Shoah

Centro di documentazione - Memoriale della Shoah

Centro di documentazione – Memoriale della Shoah

E poi, siamo usciti nell’aria gelida di Berlino, e ci siamo trovati tra centinaia di steli nere, in questo bosco di pietra con i piedi nella neve, in questa marea che con il pavimento ondulato e la prospettiva perpendicolare che proponeva, dava un gran senso di smarrimento….

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Berlin – Memoriale della Shoah
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Berlino - Memoriale della ShoahiPhone

Berlin – Memoriale della Shoah
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e alla fine, usciti da questo labirinto, su una di esse c’erano appoggiate tre rose…

Berlin - Memoriale della ShoahiPhone

Berlin – Memoriale della Shoah
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Berlino, con i suoi lati malinconici e la sua energia, è una città meravigliosa, e non mancherò di tornarci, magari con una temperatura più mite, per poter vivere la parte verde, che in questa capitale europea è particolarmente estesa… e ovviamente per curiosare nei numerosissimi mercatini alla ricerca di qualche macchina fotografica!!!!!

A.