TRA CIPRESSI E CIELI STELLATI

Luglio, caldo orbo, settimana di ferie, cicale a tutto spiano… Capito per caso su questo sito e mi accorgo che propone week end di workshop fotografici in diversi posti meravigliosi d’Italia. Uno di questi è la Val d’Orcia.

Pronti, partenza, via!

Questo è stato un po’ il motto della mia estate, fatta di gite, viaggi, esperienze e incontri non programmati…

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Canon Eos 700D + filtro giallo

Nello specifico la Val d’Orcia, già alla terza curva dopo Pienza, mi era entrata negli occhi, nel cuore, nelle vene e nell’anima. Fotograficamente parlando è una figata pazzesca, e non saprei come definirla in altro modo. Gli scorci, i tagli, le prospettive, l’orizzonte che cambia e dopo ogni curva non sai cosa potrai vedere… in un momento poi, come luglio, in cui le rotoballe sono le imperatrici dei campi gialli baciati dal sole…

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Canon Eos 700D + filtro giallo

Gli organizzatori del week end sono due ragazzi in gambissima di Roma, Luca Micheli e Marco Carotenuto, che sono arrivati muniti di mille diavolerie digitali, ma quando ho sguainato la mia sprocket rocket tra i covoni di grano, l’hanno riconosciuta in un baleno🙂

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Ci hanno guidato alla fotografia di paesaggio diurna, e il buon Fontana mi saltava fuori ad ogni veduta di quei solitari cipressini sui crinali delle colline, in fotografie minimaliste e pure, con colori e linee a farla da padrone. Poi, con panini in sacca, siamo andati a fotografare un meraviglioso tramonto, che è stato il semplice preambolo ad una notte di scie stellari, canti di rane, stagni, casali e una via lattea maestosa.

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Se volete concedervi un week end spettacolare, in cui condividere la vostra passione con persone che si fermano come voi ad ogni scorcio, tramonto, scena, ritaglio, luce e colore, lì, sul bordo di una strada, con l’obiettivo in mano, non posso che consigliarvi uno di questi workshop…..

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Revue 350FM

Ecco la macchina fotografica di mio padre, una Revue 350FM che utilizza tutt’ora…

La Revue è un etichetta introdotta dalla Quelle, un importante distributore di macchine fotografiche tedesco, che ha venduto diverse macchine fotografiche a pellicola di altri produttori sotto i marchi Revue e Revueflex. Fondata nel 1957, la filiale di Norimberga, Foto-Quelle, divenne il più grande rivenditore fotografico d’Europa negli anni ’60, mentre nel 1970 addirittura mondiale. Nello specifico, sotto il marchio Revue, negli anni ’60 Foto-Quelle rivendeva le Petri e Konika, insieme ad altre marche, per questo si possono trovare macchine Minolta, Vivitar o Konika del periodo, simili a questa Revue 350FM, che ho letto sia stata costruita da Cosina appositamente per Quelle. La Lente è una Revuetar 38 mm 1:4, nella ghiera sull’obiettivo è possibile selezionare la sensibilità della pellicola e l’apertura del diaframma in funzione delle condizioni atmosferiche e della quantità di luce presente. Il flash è incorporato e estraibile con il pulsante sul fronte della macchina

LA STANZA DEI SENSI – una notte in camera oscura

“OLFATTO: Odore caldo di pelle e legno, odore di carta, odore acre di aceto. Odore secco di lampade riscaldate.
UDITO: Rumore  netto dello scatto dell’otturatore, rumore accennato della carta fotografica tra le dita, rumore ritmico della pellicola inserita nella spirale, rumore liquido dei chimici dentro la tank.
TATTO: Freddo delle parti metalliche della macchina, ruvido del soffietto, liscio delle parabole dei flash, bagnato della pellicola risciacquata, caldo della lampada rossa accesa.
LUCE…
La fotografia analogica, per me, è esattamente questo. La parte del mondo fotografico più creativa e ricca di stimoli sensoriali, che prevede la trasformazione materica come un’esperienza diretta e concreta, e che non muore mai, nonostante l’innovazione tecnologica abbia tentato di seminarsela alle spalle negli anni.
I gesti ripetuti diventano rituali e i tempi sono un imperativo fondamentale, in un secolo in cui dobbiamo imparare di nuovo ad aspettare. I risultati diventano così il frutto di metodo, comunicazione e rigore ma anche sperimentazion, e spesso lasciano dietro di loro il sapore di emozioni, unicità e meraviglia.
Lui è Gian Paolo Zoboli, la fotografia analogica è la sua passione e ho deciso di raccontare la storia di una notte nella sua camera oscura…”

Annalisa Chierici

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Il 2015 mi ha permesso, come vi anticipavo nello scorso post, di sperimentare e sviluppare alcuni aspetti della fotografia che non avevo mai nemmeno sondato. Uno di questi è il reportage fotografico, inteso come il racconto per immagini di una storia fatta di persone, eventi, emozioni e vite, ottenuto non solo attraverso l’uso della macchina fotografica, ma prima ancora attraverso la conoscenza del soggetto, la silenziosa presenza nella sua quotidianità, la costruzione reale di quella confidenza che ti consente di diventare invisibile nonostante la presenza dell’obiettivo.

Queste sono parte delle fotografie che ho presentato alla mostra collettiva di chiusura, che si è tenuta ad ottobre alle Grotte del Boldini di Ferrara. Il reportage completo, insieme a quelli degli altri partecipanti al corso di Laboratorio di Reportage di Daniele Zappi, organizzato dall’Associazione Feedback, lo potete vedere qui!

A.

2015: ANNO SABBATICO…

A volte ritornano…. ve l’avevo detto, la mia fase di rivoluzione era in pieno divenire, e il 2015 è stato un anno di pausa che mi ha permesso di guardarmi dentro e capire che strada volevo prendere, sotto tanti punti di vista. Quello fotografico è stato forse uno dei più tormentati e vivaci, mi ha dato delle pene e tante gioie e la fotografia, ancora una volta, è stata un’ancora in mezzo alla tempesta.

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Supersampler + Color Implosion

Tolto il primo quadrimestre, mi sono risvegliata in primavera come i fiori, e nello specifico ho:

  • comprato una reflex digitale Canon (ebbene sì, ma poi vi spiego meglio…)
  • seguito un corso base di fotografia
  • seguito un corso di reportage fotografico
  • partecipato ad un workshop di fotografia di paesaggio e notturna in Val d’Orcia (che posto MERAVIGLIOSO!!!!)
  • ho conosciuto un mucchio di persone fantastiche con cui condivido attivamente questa passione
  • ho posato per due fotografi
  • ho iniziato un progetto di autoformazione sullo sviluppo della creatività
  • ho sviluppato un progetto di reportage e…
  • ho esposto in una collettiva

e tutto questo mi ha permesso di stendere le basi da cui lanciarmi in questo 2016 che sono sicura sara fantastico. LO SARA’ SICURAMENTE… DEVE ESSERLO!!!

Canon eos 700D

Canon eos 700D

Ovviamente non poteva mancare in tutto questo il consueto viaggio a Parigi… l’acquisto di una serie di macchine fotografiche analogiche e di libri di foto.. e la visita ad alcune mostre meravigliose…

DICONO CHE SE VUOI ATTIRARE LE FARFALLE NON DEVI INSEGUIRLE MA TI DEVI OCCUPARE DI CURARE IL TUO GIARDINO. E’ stato esattamente quello che ho fatto nel 2015, mi sono rotta le palle delle persone negative che si fanno desiderare, mi sono stancata di rincorrere gente con cui ormai non avevo nulla da condividere, e mi sono dedicata ai rapporti sani e alle mie passioni, e la felicità è arrivata e mi ha travolto e senza dipendere finalmente da nessuno se non da me stessa e dalle scelte che ho intrapreso.

Pertanto non mi rimane che augurarvi un meraviglioso 2016, e vi parlerò meglio di quello che è stato e di quello che spero sarà… stay tuned!!!🙂

A.

Tecniche antiche: la Cianotipia

Buongiorno amici, oggi è una splendida e freddissima giornata di sole e ho deciso di chiudere questo 2014 parlandovi di una tecnica di stampa molto affascinante che ho avuto modo di sperimentare negli ultimi mesi con un mio amico e di cui vi mostravo i risultati in questo post: la Cianotipia.

Occorrente:

  • emulsione fotosensibile (di cui trovate la ricetta più avanti)
  • 3 bottiglie
  • pennello
  • filo e mollette
  • carta da disegno
  • torchietto per stampa a contatto (o 2 vetri da cornice a giorno e 4 morsetti)
  • luce solare diretta o, se volete lavorare in studio, una lampada abbronzante per il viso da tavolo (se ne trovano spesso ai mercatini dell’usato per pochi euro)

Il nome di questa tecnica antica deriva appunto dal colore della stampa fotografica, il blu ciano, risultato di un’emulsione stesa a pennello sulla carta e che permette una libertà espressiva e creativa dettata sia dalla semplicità della tecnica stessa, sia dalla possibilità di ottenere lavori più o meno “puliti” in funzione del vostro gusto. Personalmente, per inclinazione e per formazione, io sono molto poco precisa e amo le cose estrose, ho sempre odiato le unità di misura, i lavori al millimetro e sono una ferma sostenitrice del fatto che a volte il casuale o il risultato di un gesto d’impeto siano più affascinanti di un lavoro certosino, per questo trovo che questa tecnica permetta di sperimentare e di creare il proprio metodo personale, partendo dai concetti base. La cianotipia fu inventata nel 1842 da Sir John Herschel e utilizza, invece dei più noti sali d’argento, due sali di ferro, ferrocianuro di potassio e citrato ferrico ammoniacale, che, mescolati insieme, diventano fotosensibili.

La ricetta dell’emusione è la seguente:

  • 20 grammi di citrato ferrico ammoniacale (verde) in 100 ml di acqua distillata
  • 8 grammi di ferrocianuro di potassio in 100 ml di acqua distillata

Unendo 5 ml di ogni soluzione, quindi 10 ml totali, otterrete l’emulsione necessaria per 6 stampe formato A4. Potete stenderla a pennello su un supporto assorbente (a voi la scelta e la libertà di sperimentazione, dalla carta martellata da acquerello a quella liscia o ruvida da disegno della fabriano, ecc…) e lasciarda asciugare. Una volta ottenuti i vostri supporti fotosensibili potete conservarli in una cartellina e maneggiarli comunque comodamente in un interno non troppo luminoso. La stampa che effettuerete è una stampa a contatto, pertanto, se volete ottenere risultati a mio avviso apprezzabili, il negativo deve essere di grande formato. Se non possedete un banco ottico o una macchina adatta, non disperate, potete rimediare con un passaggio intermedio digitale, che vi consente un’ampia libertà di scelta. Vi basterà scansionare il vostro negativo con uno scanner da pellicola, portarlo in una copisteria e farlo riprodurre nel formato che desiderate su carta da lucido trasparente. Ora inserite nel torchietto per stampa a contatto il vostro foglio con l’emulsione e appoggiatevi sopra il vostro “maxi-negativo”. Esponete il tutto sotto il sole diretto o davanti alla lampada UV per un tempo che varia da qualche minuto a qualche ora, in funzione dell’intensità della vostra fonte luminosa e del contrasto che vorrete ottenere, e una volta esposta lavate la vostra stampa sotto l’acqua corrente o in una vaschetta da sviluppo per circa 5 minuti, fino a quando l’immagine sviluppata risulta “pulita” dall’emulsione verdina.

Alcune fonti semplici da cui potete attingere informazioni sono queste: http://www.alternativephotography.com/wp/processes/cyanotype/cyanotype-classic-process https://www.youtube.com/watch?v=VEsZZPJyf7c Buon lavoro e tanti auguri di buon anno a tutti voi!!! A.

Musica e pellicola

Circa un mese fa la casa discografica Dodicilune Edizioni Discografiche e Musicali (http://www.dodiciluneshop.it/) mi ha contattato per la cover di un cd di musica jazz dal titolo Les Montgolfières. L’autore è Nicola Andrioli, pianista e compositore di Brindisi, trapiantato a Bruxelles, col quale ho avuto il piacere di scambiare due parole per l’occasione. Le foto scelte appartenevano ad un rullino Agfa 110 scadutissimo, scattato con l’Agfa 2000 Pocket, di cui vi parlavo in questo post… ovviamente l’idea del connubio tra le foto dalla grana grossa, con l’emulsione alterata dal tempo e, per questo, del tutto inusuali, e la musica jazz che è creazione in divenire, movimento ed esperienza, non poteva che piacermi un sacco, quindi ho deciso di partecipare al progetto con grande gioia.

… E finalmente stasera, dopo una giornata pesantissssssssssssssima e lunghissssssssssssssssima fatta di numeri e riunioni, sono tornata a casa e ho trovato le copie del cd che mi aspettavano… ho messo nella tazza una bustina di tisara arancia e cannella, ho aperto un cd e la musica e la soddisfazione accompagneranno il resto della mia serata.

Notte notte*

A.

Noi-Io-Tu-Love-Revolution…..

Revolution/Love di Kendell Geers (Castello di Ama)

Revolution/Love di Kendell Geers (Castello di Ama)

Tra 16 giorni saremo nel 2015, tra 43 giorni compirò 31 anni, e sono in piena rivoluzione da 451 giorni, in cui ogni mattina mi sono svegliata sempre diversa, sempre più spettinata, sempre più altalenante, facendo e disfacendo me stessa giorno dopo giorno… A 451 giorni dall’inizio dell’opera mi sento di dire che sono un vero disastro ma sono assolutamente soddisfatta del risultato! Ci sono periodi della vita che meritano un GRAZIE perchè ci mettono davanti a noi stessi e ci costringono a guardarci negli occhi, a guardarci nell’anima… Dopo 451 giorni ho di nuovo una connessione internet decente e una tana in cui rinchiudermi a scrivere… quindi ierisera ho spolverato le macchine fotografiche e stasera sono qui a comunicare che il taglio del blog è DECISAMENTE cambiato. C’è troppo di tutto per scrivere solo di foto, ma di certo non mancheranno anche quelle. Ci sono i libri che ho letto, le mostre che ho visto, i viaggi che ho fatto, i piatti che ho cucinato (ebbene sì, ho un piano cottura e lo uso anche!!!!) e sono tutti importanti per me.

E c’è qualche soddisfazione che presto arriverà e che mi ha riempito il cuore…

A.

Frida, oltre ai baffi c’è di più!

Tutto è partito da un libro…. “Frida Kahlo. La donna e l’artista selvaggia, visionaria e seducente” di Rauda Jamis (edizioni Tea), un saggio di un paio di centinaia di pagine acquistato a 10 euro in libreria, una domenica pomeriggio in cui avevo voglia di qualcosa di buono (ma i cioccolatini non  soddisfavano la mia fame). Mi sono ranicchiata in divano con l’immancabile tisana e sono stata risucchiata nella vita di questo colosso umano, una colomba con ali da deltaplano, una contraddizione ambulante. Ho divorato la sua vita parola dopo parola soffrendo le pene che ha sofferto lei e invidiando al contempo il suo spirito libero, fuori dagli schemi convenzionali… poi, un mesetto fa, il buon Francesco Bonami ha scritto un articolo su Donna Moderna e parlava della mostra in corso alle Scuderie del Quirinale di Roma e non sono potuta non andare.

Normalmente tendo sempre ad informarmi prima, poiché in mostre particolarmente affollate come questa,  odio stare a leggere i tabelloni esplicativi scansando le teste delle persone che si accalcano in ogni dove. Questa volta invece ho seguito per filo e per segno tutto il percorso con tanto di video e foto dell’artista e mi sono volate due ore e mezza di emozioni. Cito Bonami: “Per godersi bene la mostra di Frida Kahlo bisogna pensare a quello che diceva il regista Dino Risi al giovane collega Nanni Moretti: – Spostati che non vedo il film -. Spostati,  Frida,  che non vedo il quadro: occorre guardare i suoi dipinti non solo come autoritratti ma ritratti di una donna universale. Una donna che a tutti insegna tanto: a essere sicuri di sé al di là delle proprie scalogne. A essere vistosamente eleganti senza essere volgari o ridicoli. A guardarsi allo specchio e negli occhi ogni mattina per trovare se stessi senza timidezza. Pronti ad affrontare il mondo lá fuori,  che vorrebbe approfittare dei nostri difetti e debolezze senza aver capito con chi ha a che fare.  Questa grande pittrice ci insegna a tirare fuori la Frida che è dentro di noi”

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Forse troppo spesso ricordata solamente per quella con le sopracciglia a gabbiano e i baffetti, quest’artista messicana incarna al contempo tutte le debolezze e le forze dell’essere umano, ritraendo se stessa in maniera sempre simile ma ogni volta diversa, con quegli occhi attenti che scrutano il mondo anche oggi, a 60 anni esatti dalla sua morte. Consiglio vivamente una visitina alle Scuderie del Quirinale, soprattutto a quanti si sentono un po’ persi, un po’ diversi dagli altri, un po’ spaesati. La vera forza la si trova sempre quando non rimane altra scelta che ripartire da noi stessi, come ha fatto lei.

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Meraviglioso Allevi ♥

La piega di questo blog è diventata più quella di un quaderno di viaggio che di un vero blog di fotografia analogica, ma io sono fatta così, la mia vita è scandita da periodi e le macchine mi accompagnano ancora nelle mie giornate libere (e non smetteranno di farlo)… ma è tutto talmente tanto in evoluzione/rivoluzione che io per prima non sono la stessa che scriveva qui un anno fa. Premesso ciò, voglio semplicemente condividere l’emozione che ho provato questa settimana… polemiche o meno su di lui, io sono andata a teatro senza pregiudizi e ho vissuto quasi due ore coi brividi dentro e fuori… con i sensi attenti e l’anima leggera, mi ha rapito… l’idea che mi sono fatta è semplicemente che le cose diverse sono immancabilmente discusse… pensiamo all’accoglienza ricevuta dagli impressionisti, relegati al salone dei rifiutati parigino e nonostante tutto entrati oltre che nella storia dell’arte, nel cuore della gente? Allevi mi è piaciuto, l’ho amato in quel paio d’ore in cui ha sfiorato i tasti con quelle mani a ragno, con quei tocchi invisibili che correvano tra bianchi e neri…

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Del resto non mi importa, il bello dell’arte (qualsiasi sia la sua forma) è che è soggettiva. Quello che suscita può essere amore, odio o indifferenza, ma ognuno di noi è libero di sentirla come crede e soprattutto di esprimerla come ritiene opportuno.

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La sua musica mi ha mostrato quello che era il suo intento, in modo appunto impressionistico… in Giochi d’acqua le note per me erano gocce,  in Prendimi erano scivolose e liquide, in Come sei veramente erano abbracci e vita. Da provare…..

Napoli e la famiglia Monchetti…

Tre settimane fa ho preso ferie (evento!) e sono fuggita al sole. Niente Caraibi o mete esotiche, ma cibo, sorrisi, colori, arte e storia… sono andata a Napoli. Messe in valigia la Minolta e la Sprocket Rocket, mi sono trovata con due persone meravigliose e siamo partiti. Prima tappa: Pompei!

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Era da tanto che volevo rivisitata e farlo con uno storico e un’artista è stato veramente uno spettacolo… credo che la vita a volte ti faccia fare alcune esperienze mettendoti accanto le persone che servono, i compagni di viaggio ideali…

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…e non c’è nulla di meglio di un viaggio per farti sentire vivo.

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I rullini degli scavi archeologici e di Napoli sono in lab per lo sviluppo…. appena saranno pronti vediamo cosa salterà fuori!🙂