Ferrania

Ritengo sia giusto, vista la descrizione delle prime due macchine fotografiche con cui mi sono avvicinata all’analogia vintage, fare un cenno alla loro casa produttrice: la Ferrania. Le notizie che riporto le ho trovate su Nadir Magazin, un sito biblioco per la fotografia: http://www.nadir.it/ob-fot/CECCHI_IFI_4/index.htm. Nel dopoguerra questa società, accanto allo sviluppo dei materiali sensibili per fotografia e cinematografia, si dedicò in maniera seria e continuativa alla produzione di fotocamere di tipo economico, intendendo sviluppare così nello stesso tempo la promozione delle proprie pellicole. Per costruire in serie le fotocamere Ferrania venne utilizzato lo stabilimento milanese occupato precedentemente dalla Cappelli, ed a dirigere il settore fotocamere venne messo Ludovico d’Incerti. Le fotocamere Ferrania vennero costruite in metallo, in lega leggera ed in plastica. Nei primi anni del dopoguerra venne proseguita la costruzione delle semplici box camera Zeta e Zeta Duplex a cui si affiancarono le fotocamere a soffietto 6x9cm Falco, Falco II e Falco S, che vennero equipaggiate con obiettivi Terog forniti dalle Officine Galileo, ma anche con obiettivi tedeschi Steinheil Cassar su otturatori Prontor S da 1/300 di secondo. Nei primi anni Quaranta la Ferrania aveva costruito anche delle semplici fotocamere con mirino ottico realizzate in lamierino metallico: le Alfa e le Eta per il formato 6x4cm su film in rullo di tipo 127, e le Beta per il formato 6x6cm su film in rullo di tipo 120. Questa esperienza venne in qualche modo ripresa nel dopoguerra ed il primo modello in pressofusione di lega di alluminio fu presentato nel 1945 con il nome Delta. La Delta è una fotocamera a sviluppo orizzontale con mirino ottico per il formato 6x4cm su film in rullo tipo 127, e monta un semplice obiettivo Biaplan 70mm f/8.8 su otturatore a moto alternato. Accanto alla Delta venne presentata nel 1947 la fotocamera Tanit, simile alla Delta ma per il formato 3x4cm. Nel 1947 la Ferrania iniziò a pubblicare una rivista mensile dal titolo Ferrania, diretta da Guido Bezzola, che continuò le pubblicazioni fino al 1967 occupandosi sia di fotografia che di cinema ed offrendo un valido supporto culturale alla produzione industriale dell’azienda. Nel 1948 iniziò la produzione di una fotocamera tipo box realizzata in pressofusione di lega di alluminio per il formato 6x4cm su film di tipo 127. La fotocamera, battezzata a livello di prototipo Colibrì e successivamente Rondine, si caratterizza per la forma quasi cubica, per un mirino a riflessione posto in asse con l’obiettivo e per un secondo mirino pieghevole a traguardo. Equipaggiata con obiettivi Linear da 75mm f/11 e con semplici otturatori a moto alternato per istantanea e posa, la Rondine venne rifinita con rivestimenti di diversi colori e venne costruita in tre versioni diverse, con obiettivo a fuoco fisso, con obiettivo focheggiabile e con sincronizzazione per il flash. Accanto alla Rondine fu prodotta nel 1950 la falsa biottica Elioflex, per il formato 6x6cm su film in rullo tipo 120. Unico esempio di biottica 6x6cm italiana, la Elioflex è più alta della Rondine e venne equipaggiata con un grande mirino a riflessione mascherato da mirino reflex con tanto di cappuccio pieghevole. L’obiettivo di mira non è focheggiabile e non è collegato all’obiettivo da ripresa. La Elioflex venne costruita in due versioni, la prima con un obiettivo Monog Galileo da 85mm con diaframma regolabile e quattro velocità di otturazione. La seconda versione, o Elioflex 2, venne equipaggiata con un Anastigmatico Ferrania da 75mm f/6.3 e con lo stesso otturatore. La fotocamera più sofisticata costruita dalla Ferrania negli anni Cinquanta venne presentata alla Fiera di Milano del 1953 con il nome Astor. Si tratta di una fotocamera con mirino ottico per il formato 6x6cm su film in rullo di tipo 120 e con l’obiettivo in montatura rientrante su un tubo telescopico a molla. Il corpo macchina della Astor è in lega leggera rifinito in nero e l’obiettivo utilizzato è un Terog Galileo 75mm f/4.5 su otturatore Prontor da 1/300 di secondo. La Astor è in grado di offrire buone prestazioni ma è provvista del solo modo di messa a fuoco a stima su scala metrica, e questo ne limita le potenzialità. Nel corso della produzione l’obiettivo Terog venne sostituito da uno Steinheil Cassar di uguale focale e luminosità. L’idea dell’otturatore su tubo telescopico estraibile a molla venne ripresa sulle fotocamere economiche Ibis del 1953. Il primo modello di formato 6x4cm su film in rullo tipo 127 utilizza una cassa in pressofusione di lega leggera rifinita in nero o in grigio, un mirino ottico e un obiettivo Primar 75mm f/9 non focheggiabile su otturatore a moto alternato per istantanea e posa. Alla Ibis 6x4cm venne affiancata la Ibis 66, per il formato 6x6cm su film in rullo di tipo 120. Identica nella sagoma e nelle finiture alla Ibis 6x4cm, salvo le maggiori altezza e dimensioni, la Ibis 66 venne equipaggiata con un obiettivo Primar 85mm f/9. Della Ibis 6x4cm e della Ibis 6x6cm vennero costruire a partire dal 1955 le versioni con presa di sincronizzazione. Dopo il 1955 il nome Ibis venne imposto ad una fotocamera in lega di alluminio con finiture argentate che venne costruita in due versioni per il film in rullo di tipo 127, la Ibis 34 di formato 3x4cm e la Ibis 44 di formato 4x4cm. Le Ibis 34 e Ibis 44 sono esteticamente molto simili alle fotocamere Bella costruite nello stesso periodo dalla società tedesca Bilora nei formati 4x4cm e 6x4cm, ed hanno alimentato dubbi e sospetti che non sono mai stati chiariti circa il rapporto fra le due aziende. Ricordiamo che nel 1953 il rapporto fra Ferrania e Officine Galileo si era interrotto e che la Ferrania aveva cominciato a rifornirsi di obiettivi in Germania presso la società Steinheil di Monaco. Alla fine degli anni Cinquanta la tecnologia produttiva delle fotocamere cambiò radicalmente anche presso la Ferrania e la lega di alluminio venne sostituita in maniera definitiva dalla plastica. Nel 1959 venne presentata la fotocamera Eura, per il formato 6x6cm su film in rullo tipo 120. La cassa ed il dorso amovibile sono in plastica nera, il mirino ottico è grande, l’obiettivo a menisco da 75mm è focheggiabile fino a due metri e può essere regolato sui diaframmi f/8 e f/12, ma la velocità di otturazione è unica senza la posa. Accanto alla Eura 6x6cm vennero presentate le fotocamere Euralux 44 ed Euralux 34, simili nella cassa alla Eura 6x6cm ma rispettivamente per i formati 4x4cm e 3x4cm su film in rullo di tipo 127. Entrambe le fotocamere Euralux vennero equipaggiate sul fondello con un piccolo flash a lampadine con parabola pieghevole.

A.

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