Camera Work: Man Ray

Man Ray nasce a Filadelfia nel 1890, ma la sua attività artistica si sviluppò prima a New York, in cui si cimentò nella grafica, e successivamente, seguendo l’amico Dadaista Marcel Duchamp, a Parigi. Nella capitale francese il suo estro si manifestò nella fotografia, soprattutto di ritratto, grazie alla quale il suo studio divenne uno dei più gettonati dai cittadini di buona famiglia alla ricerca di una loro immagine diversa dall’usuale. Una delle sue prime sperimentazione rivoluzionarie furono le rayografie (termine ovviamente costruito sul suo nome d’arte), nate per caso nel 1921. Mentre sviluppava in camera oscura alcune fotografie, un foglio di carta vergine finì accidentalmente in mezzo agli altri e, visto che continuava a non comparirvi nulla, il nostro fotografo poggiò, piuttosto irritato, una serie di oggetti di vetro sul foglio ancora a mollo e accese la luce. Man ray ottenne così delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero. L’esaltazione del carattere paradossale e inquietante del quotidiano, ottenuta con questa tecnica, si sposava perfettamente con la corrente artistica in sviluppo in quegli anni: il Surrealismo. Man Ray fu, di fatto, il primo fotografo surrealista, immerso in un fermento di idee e creatività che lo portarono in contatto con alcune delle più grandi personalità artistiche della storia dell’arte di ogni tempo, come Jean Arp, Max Ernst, Joan Miró e Pablo Picasso. Insieme alla fotografa surrealista Lee Miller, che fu la sua amante e assistente, utilizzò sistematicamente per primo la tecnica fotografica della solarizzazione. In molte delle sue opere è ritratta la cantante Alice Prin, detta Kiki de Montparnasse, una meravigliosa donna di cui era innamorato e di cui conosciamo il volto anche grazie ai film di Fernand Leger.

L’epitaffio di questo “Uomo Raggio”, morto nel quartiere di Montparnasse nel 1976, recita “Non curante, ma non indifferente”.

Per un approfondimento sulle rayografie ho trovato in rete questa tesina ben fatta: http://www.interno3.org/hof/romina%20orzes.pdf, mentre un’opera, secondo me fenomenale, è questo suo film del 1923 “Le retour a la raison“, in qui compaiono le sue rayografie con chiodi e puntine, textures animate e giochi di luce sul corpo di Kiki de Montparnasse.

E dulcis in fundo: ecco alcune sue opere fotografiche “tradizionali”:

 

 

 

A.

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