Redscale: rosso, arancione, giallo (e non solo)!

Lo ammetto… non avevo la minima idea di cosa fosse il redscale fino ad un paio di giorni fa…. ne ignoravo completamente l’esistenza…. poi ho trovato questo nome su un libro di fotografia e ho iniziato a farmi qualche domanda… e a cercare informazioni… ed eccomi qui! Non dirò sicuramente novità, ma magari qualche chiarimento per chi, come me, ha cercato la luce nella giungla di internet forse sì… ma partiamo da qualche concetto basilare: com’è fatta la pellicola negativa, quel meraviglioso rotolino avvolto nel suo contenitore che, montato sulla macchina, raccoglie magicamente le immagini che scattiamo???? Dunque, il supporto generalmente è costituito da un nastro di materiale plastico con spessore sottile su cui è steso uno strato di antialone per evitare riflessi interni. Sopra a questo, vi è un successivo strato di emulsione di alogenuro d’argento (composto da nitrato d’argento e sali di alogenuri alchilici). E’ il nitrato d’argento ad essere fotosensibile ed è legato ai sali di diverse dimesioni per mezzo di una gelatina di origine animale. Per le pellicole in bianco e nero lo strato fotosensibile è solamente uno, mentre per quelle a colori sono 3, ognuno sensibile ad una diversa frequenza di luce visibile e, tramite il processo di sintesi cromatica sottrattiva, permettono il formarsi dell’immagine a colori finale. In questi strati, disposti uno sull’altro, vi sono delle molecole organiche, chiamate  sensibilizzatori spettrali, che rendono la pellicola sensibile ai colori. Si parte quindi dal rosso, per passare poi allo strato verde e, in ultimo, più esternamente, al blu. Le pellicole negative si presentano in diversi formati:

  • la 135 (o più comunemente la 35 mm) o piccolo formato
  • 120/220 (56 × 56 mm, il medio formato)
  • 127 (medio formato 40×40 mm, prodotto ormai solo da Efke, Maco e Bluefire Murano)
  • 110 (13 × 17 mm, prodotta dalla Lomography)
  • APS (Advanced Photo System)

Quindi ora torniamo al Redscale…

Normalmente, quando un rullino viene posto nell’apposito vano della macchina fotografica e viene scattata la foto, la pellicola viene impressionata partendo dallo strato del blu. Con questa tecnica invece bisogna montare la pellicola al contrario esponendola dal retro, con tempi di posa avviamente più lunghi, poichè la luce dovrà attraversare il materiale plastico di supporto e impressionare il solo strato rosso, cioè quello che solitamente si impressiona per ultimo. In pratica bisogna munirsi di un rullino a colori nuovo, di uno usato e:

  1.  tagliare la pellicola usata lasciando solo un paio di centimetri.
  2. A questa va attaccata con del nastro adesivo la pellicola nuova girata al contrario e riavvolta poi dentro al vecchio rullino.

Il tutto va ovviamentre fatto completamente al buio, o in camera oscura. Se volete avere un’idea più precisa del procedimento potete cliccare su questo tutorial, mentre se avete poca manualità o, come me, poco tempo, potete optare per le versioni già pronte all’uso che trovate sul sito della Lomography… Il risultato comunque consiste in fotografie in cui la tonalità rossa e calda è dominante, dall’aria vintage e decisamente “estiva”… quindi si possono ottenere effetti cromatici particolari con una forte vignettatura senza l’utilizzo di alcun filtro e persino nei giorni di pioggia!!! Se a questa tecnica abbinate poi l’impiego di macchine fotografiche lo-fi (vedi Vivitar, Diana, Holga, Eura, Werlisa e compagnia)… l’effetto è garantito! Per iniziare, l’ideale è utilizzare pellicole a 200 o 400 ISO (che catturano più velocemente la luce) ed eseguire scatti più luminosi di 2 stop rispetto all’esposizione normale (esempio: la pellicola da 400 ISO va esposta a 100). Si parla ovviamente di esposizione ottimale, adatta per ottenere tonalità rosse, arancione e oro, una vignettatura poco accennata e un’ombreggiatura marcata, ma, variandola, si può arrivare ai toni del giallo, del tabacco e del seppia sovraesponendo, poichè diminuirà la saturazione dei rossi, mentre se si sottoespone aumenta la vignettatura e la saturazione dei colori, rendendo così l’immagine più intensa. Alcuni esempi di scatti ottenuti con il redscale li potete vedere qui… In previsione dell’arrivo della bella stagione e di un viaggetto pasquale sono andata sul sito della Lomography e ho fatto scorta… una spolverata alle mie vecchione plasticose e via!!!!

A.

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