Tecniche antiche: la Cianotipia

Buongiorno amici, oggi è una splendida e freddissima giornata di sole e ho deciso di chiudere questo 2014 parlandovi di una tecnica di stampa molto affascinante che ho avuto modo di sperimentare negli ultimi mesi con un mio amico e di cui vi mostravo i risultati in questo post: la Cianotipia.

Occorrente:

  • emulsione fotosensibile (di cui trovate la ricetta più avanti)
  • 3 bottiglie
  • pennello
  • filo e mollette
  • carta da disegno
  • torchietto per stampa a contatto (o 2 vetri da cornice a giorno e 4 morsetti)
  • luce solare diretta o, se volete lavorare in studio, una lampada abbronzante per il viso da tavolo (se ne trovano spesso ai mercatini dell’usato per pochi euro)

Il nome di questa tecnica antica deriva appunto dal colore della stampa fotografica, il blu ciano, risultato di un’emulsione stesa a pennello sulla carta e che permette una libertà espressiva e creativa dettata sia dalla semplicità della tecnica stessa, sia dalla possibilità di ottenere lavori più o meno “puliti” in funzione del vostro gusto. Personalmente, per inclinazione e per formazione, io sono molto poco precisa e amo le cose estrose, ho sempre odiato le unità di misura, i lavori al millimetro e sono una ferma sostenitrice del fatto che a volte il casuale o il risultato di un gesto d’impeto siano più affascinanti di un lavoro certosino, per questo trovo che questa tecnica permetta di sperimentare e di creare il proprio metodo personale, partendo dai concetti base. La cianotipia fu inventata nel 1842 da Sir John Herschel e utilizza, invece dei più noti sali d’argento, due sali di ferro, ferrocianuro di potassio e citrato ferrico ammoniacale, che, mescolati insieme, diventano fotosensibili.

La ricetta dell’emusione è la seguente:

  • 20 grammi di citrato ferrico ammoniacale (verde) in 100 ml di acqua distillata
  • 8 grammi di ferrocianuro di potassio in 100 ml di acqua distillata

Unendo 5 ml di ogni soluzione, quindi 10 ml totali, otterrete l’emulsione necessaria per 6 stampe formato A4. Potete stenderla a pennello su un supporto assorbente (a voi la scelta e la libertà di sperimentazione, dalla carta martellata da acquerello a quella liscia o ruvida da disegno della fabriano, ecc…) e lasciarda asciugare. Una volta ottenuti i vostri supporti fotosensibili potete conservarli in una cartellina e maneggiarli comunque comodamente in un interno non troppo luminoso. La stampa che effettuerete è una stampa a contatto, pertanto, se volete ottenere risultati a mio avviso apprezzabili, il negativo deve essere di grande formato. Se non possedete un banco ottico o una macchina adatta, non disperate, potete rimediare con un passaggio intermedio digitale, che vi consente un’ampia libertà di scelta. Vi basterà scansionare il vostro negativo con uno scanner da pellicola, portarlo in una copisteria e farlo riprodurre nel formato che desiderate su carta da lucido trasparente. Ora inserite nel torchietto per stampa a contatto il vostro foglio con l’emulsione e appoggiatevi sopra il vostro “maxi-negativo”. Esponete il tutto sotto il sole diretto o davanti alla lampada UV per un tempo che varia da qualche minuto a qualche ora, in funzione dell’intensità della vostra fonte luminosa e del contrasto che vorrete ottenere, e una volta esposta lavate la vostra stampa sotto l’acqua corrente o in una vaschetta da sviluppo per circa 5 minuti, fino a quando l’immagine sviluppata risulta “pulita” dall’emulsione verdina.

Alcune fonti semplici da cui potete attingere informazioni sono queste: http://www.alternativephotography.com/wp/processes/cyanotype/cyanotype-classic-process https://www.youtube.com/watch?v=VEsZZPJyf7c Buon lavoro e tanti auguri di buon anno a tutti voi!!! A.

4 thoughts on “Tecniche antiche: la Cianotipia

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